Romario lo rivela indelicatamente su Twitter, alla faccia della privacy. Il mondo accoglie con meraviglia, dello stesso tipo provocata dalle giocate di Messi. Sarebbe proprio lui ad essere affetto dalla Sindrome di Asperger. Giusto puntualizzare subito che anche Newton e Einstein ne erano “affetti”. È una sindrome comportamentale che non sempre viene diagnosticata ma che con dosi variabili fanno parte dell’uomo. Tanto da essere difficile dire se è una forma di disturbo o la ricerca di un equilibrio in un mondo normalmente “disturbato”. Non si verificano ritardi nello sviluppo del linguaggio o nello sviluppo cognitivo. I soggetti in cui si è diagnosticato il caso hanno una persistente compromissione delle interazioni sociali, schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, attività e interessi molto ristretti. Credo che di uomini che manifestano comportamenti che conducono alla sindrome di Asperger ce ne siano tanti e forse ancora troppo pochi. Isolarsi da una società pressante, talvolta superficiale e banale, che avvicina un calciatore anche solo perché è famoso non mi pare sia così deplorevole. Chiunque vive abitualmente a contatto con tante persone rifugge poi nella propria sfera personale. Credo che Messi abbia più di una ragione per chiudersi nel suo piccolo cosmo personale. Ha schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, credo come il 90% della popolazione mondiale che, anche quando vorrebbe cambiare, è costretta a fare le stesse cose, per portare il pane a casa. Non è un problema di Messi che però fa il calciatore e vorrei trovarne solo uno che per diventare sempre più bravo non fa sempre le stesse cose in modo ripetitivo e stereotipato, con l’obiettivo di farle istintivamente e a velocità sempre superiore. Se poi entriamo nell’ambito delle attività e degli interessi molto ristretti dobbiamo cominciare a pensare che l’uomo, come specie, sia affetto dalla Sindrome di Asperger. C’è una sola verità in tutto questo che distingue Messi: la straordinaria capacità di concentrazione, l’abnegazione verso la sua passione che è diventata lavoro, l’intuizione che lo porta a vedere meglio di altri e più di altri dove sta il futuro della sua ricerca. Una capacità di apprendere (in questo caso il calcio) c he si può paragonare a Newton e Einstein. Una dose di autismo che farebbe bene al mondo e che è uno degli obiettivi educativi necessari per preparare qualsiasi persona ad un mondo “normale” che sta cadendo a pezzi, vittima di una peste che induce alla fobia sociale, provocando depressione e ansia, che ci porta alla Sindrome di Asperger, l’unico modo per salvarci.